Ha senso un sondaggio sulle intenzioni di voto alle Europee di questa primavera, fatto oggi? Sì, perché se pure i cittadini hanno scarsa percezione dell’operato del Parlamento Europeo e non sanno chi si candiderà e come, han sempre dato un significato molto ‘locale’ a quelle tornate elettorali. Quindi, il sondaggio ci dice qualcosa sul gradimento attuale delle varie forze politiche.
Il primo dato a colpire è che il PdL, partito virtuale che andrebbe a unire Forza Italia e Alleanza Nazionale dopo le liste comuni alle ultime elezioni politiche, ha guadagnato sostegno rispetto al risultato di quelle elezioni. Eppure quello era un voto sulle promesse, qui ci sono sei mesi di governo alle spalle! Ma la spiegazione è subito dopo: cala la Lega, che sulla scia della campagna di terrore berlusconiana (sui tg, prima delle elezioni, si parlava in primis di rom stupratori, zingari criminali e negri sospetti) e forte dell’aver messo sulla scheda un simbolo conosciuto aveva ottenuto il suo miglior risultato storico. Complice il nuovo corso televisivo basato sull’ottimismo, la Lega cede voti ai suoi alleati “moderati”. Fin qui, tutto spiegabile.
La seconda notizia però colpisce ancor di più: il PD, principale forza di opposizione e molto presente in video, perde voti rispetto alle politiche. Sorrido tra me e me: ovviamente, alle politiche il PD prese dei voti da sinistra, voti ‘utili’ per battere la destra ma non certo convinti. Mi preparo quindi a una Sinistra rinata, ma ecco la mazzata: tutti insieme i partiti che componevano l’Arcobaleno non raggiungono nemmeno il 6%. Rifondazione, da sola, era solita superarlo. Nemmeno con i simboli sulla scheda, nemmeno liberandosi del peso di 2 anni di governo impopolare con DS e Margherita, nemmeno sfruttando la ‘fame di sinistra’ che c’è nell’elettorato, riparte la sinistra cosiddetta radicale?
La terza notizia chiude il cerchio: Di Pietro guadagna voti, Casini li perde, la Destra non cresce. Tutto quello che il Cavaliere poteva desiderare si avvera: un PD debole con un ‘alleato’ difficile, rumoroso e che è il miglior testimonial del berlusconismo (“lo vedete, quanto mi odiano?”) in crescita. Il concorrente per il voto democristiano azzoppato e lentamente dissanguato, mentre i suoi capobastone locali passano armi e bagagli sotto la bandiera di Arcore. Contenuto il rischio di concorrenza “a destra”.
Poi uno dice che non c’è un problema d’informazione. Cui prodest?
Visualizzazione post con etichetta informazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta informazione. Mostra tutti i post
mercoledì 10 dicembre 2008
venerdì 5 dicembre 2008
05.12.08 - L'altra informazione
La molteplicità dei media a disposizione dei cittadini non ha prodotto significative trasformazioni nel loro consumo d'informazione. Chi dieci anni fa non comprava il giornale e non guardava il tg continua a non farlo, mentre i blog e in generale le informazioni in rete sono in massima parte fruite dalla minoranza "istruita e impegnata", che anche prima dell'avvento del web riusciva a procurarsi informazioni che le masse non avevano.
Ma questo non mi esime dal segnalare la situazione paradossale del principale media italico, la televisione.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con poteri grandemente estesi da una legge elettorale da lui voluta che gli ha permesso di decidere la composizione del Parlamento (cosa che non manca di sottolineare, limitando l'inutile dibattito e chiedendo solo bonapartistiche approvazioni alle sue decisioni), è attualmente il proprietario del principale polo televisivo privato.
La sua predominanza nel settore fa sì che la raccolta pubblicitaria sia da lui gestita senza reali interlocutori; il suo principale concorrente è il polo televisivo pubblico e negli ultimi anni non ha mancato di colpirlo 'sotto la cintura'. Ricorderanno i miei lettori che la vendita degli spazi pubblicitari Rai fu da lui assegnata a una ex dipendente Mediaset, accusata dai colleghi di aver operato costantemente contro l'interesse dell'azienda: mirabile esempio di liberismo odierno, ama giocare contro sè stesso.
I fatti degli ultimi giorni hanno sancito una sua ennesima vittoria mediatica: proponendo l'eliminazione di un insensato sgravio fiscale che avvantaggiava Sky, televisione di Rupert Murdoch (sostenitore della Destra worldwide, che differisce dal Cavaliere nostrano in primis perchè nel resto del mondo quelli come lui si accontentano di manovrare le poltrone senza sedervicisi), è riuscito ad attirare i miseri rappresentanti del PD in una banale trappola. Alla fine del massacro del nemico intrappolato, il Cavaliere conta le sue prede: una televisione a pagamento di proprietà di un amico è ufficialmente inserita nell'elenco dei media "di sinistra", i leader dell'opposizione han difeso uno sgravio fiscale per una minoranza tendenzialmente berlusconiana e lui si è potuto spacciare per statista.
Fedele al suo stile aziendale proattivo, mentre colpisce il privato non si scorda del pubblico e sorride al neoeletto presidente della Commissione di Vigilanza Rai, espulso dal PD. Il sorriso cela una promessa: finita questa legislatura, il prode Villari potrà unirsi senza remore al centrodestra e come rappresentante dell'opposizione ricoprire per altri cinque anni l'ambita carica.
Ma questo non mi esime dal segnalare la situazione paradossale del principale media italico, la televisione.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con poteri grandemente estesi da una legge elettorale da lui voluta che gli ha permesso di decidere la composizione del Parlamento (cosa che non manca di sottolineare, limitando l'inutile dibattito e chiedendo solo bonapartistiche approvazioni alle sue decisioni), è attualmente il proprietario del principale polo televisivo privato.
La sua predominanza nel settore fa sì che la raccolta pubblicitaria sia da lui gestita senza reali interlocutori; il suo principale concorrente è il polo televisivo pubblico e negli ultimi anni non ha mancato di colpirlo 'sotto la cintura'. Ricorderanno i miei lettori che la vendita degli spazi pubblicitari Rai fu da lui assegnata a una ex dipendente Mediaset, accusata dai colleghi di aver operato costantemente contro l'interesse dell'azienda: mirabile esempio di liberismo odierno, ama giocare contro sè stesso.
I fatti degli ultimi giorni hanno sancito una sua ennesima vittoria mediatica: proponendo l'eliminazione di un insensato sgravio fiscale che avvantaggiava Sky, televisione di Rupert Murdoch (sostenitore della Destra worldwide, che differisce dal Cavaliere nostrano in primis perchè nel resto del mondo quelli come lui si accontentano di manovrare le poltrone senza sedervicisi), è riuscito ad attirare i miseri rappresentanti del PD in una banale trappola. Alla fine del massacro del nemico intrappolato, il Cavaliere conta le sue prede: una televisione a pagamento di proprietà di un amico è ufficialmente inserita nell'elenco dei media "di sinistra", i leader dell'opposizione han difeso uno sgravio fiscale per una minoranza tendenzialmente berlusconiana e lui si è potuto spacciare per statista.
Fedele al suo stile aziendale proattivo, mentre colpisce il privato non si scorda del pubblico e sorride al neoeletto presidente della Commissione di Vigilanza Rai, espulso dal PD. Il sorriso cela una promessa: finita questa legislatura, il prode Villari potrà unirsi senza remore al centrodestra e come rappresentante dell'opposizione ricoprire per altri cinque anni l'ambita carica.
Iscriviti a:
Post (Atom)

