Il capo del Governo ha vinto ancora. Festeggia in Abruzzo, dove non solo elegge un suo uomo, ma vede anche crescere con decisione l'appoggio a Di Pietro, l'opposizione più gradita: quella che concentra i riflettori su di lui e non sulle magagne della sua azione di governo, quella che grida e spacca il fronte dell'opposizione e fà felici gli elettori di sinistra senza lasciare traccia.
Dagli amici mi guardi Iddìo...
Il PD si avvia così al 19 Dicembre in reale crisi. Veltroni è debolissimo (non che sia mai stato forte), ma le varie alternative per ricoprire la sua carica richiederebbero di contarsi, e non sia mai... la sua debolezza è la sua forza, chi altri potrebbe occupare una sedia che va occupata senza essere minaccia per nessuno?
(Non mi scordo quel che successe in Abruzzo e quanto il PD paghi quello scandalo. Ma come ho detto due giorni fa, era coinvolta gente da ambo le parti e il capro espiatorio pare si candidi con Berlusconi alle elezioni europee... io so, ma gli altri sanno?)
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martedì 16 dicembre 2008
lunedì 15 dicembre 2008
15.12.12 - Enti inutili irrinunciabili
In campagna elettorale se ne dicono tante, nel filone del taglio delle spese inutili la destra puntò il dito sulle province promettendo di eliminarle. Posizione apprezzata da larga parte dell'elettorato, quindi una buona scelta di marketing elettorale. Era la stessa destra che aveva appoggiato la creazione di nuove provincie nel 2001-2006, ma è dell'uomo sia l'errare che cambiare idea.
Oggi, con la scure governativa che si abbatte sui punti deboli della spesa pubblica (non necessariamente sulle spese inutili, ma su quelle più facili da tagliare, che siano utili o meno) e col ministro Brunetta che imperversa a caccia di fannulloni e pigroni nella pubblica amministrazione, le dichiarazioni sulle province sono una ventata di aria fresca: "non si toccano finchè la Lega sta al Governo", dice Bossi (che vede il Carroccio presiedere 6 provincie ma nessuna grande città); "vanno tolte ma non si può fare in questa legislatura" dice Brunetta (alla faccia della maggioranza di cento deputati assegnata per legge, che vuole, il partito unico?). Ora li riconosco!
Non mi aspetto che il PD conduca una seria battaglia per l'abolizione: se ci tenesse, potrebbe essere un'interessante riforma bipartisan. Ma su quelle poltrone non siede solo la destra. Purtroppo, come spesso succede, si guarda al vantaggio assoluto e non a quello relativo: le nuove provincie sarde sono state appoggiate dal governo di destra del 2001-2006 con chiaro intento di gerrymandering, per qualche poltrona in più a noi vale la pena farne avere tante in più a loro? Poltrone e portafogli, portafogli e spese, spese e clientele, clientele e voti...
Oggi, con la scure governativa che si abbatte sui punti deboli della spesa pubblica (non necessariamente sulle spese inutili, ma su quelle più facili da tagliare, che siano utili o meno) e col ministro Brunetta che imperversa a caccia di fannulloni e pigroni nella pubblica amministrazione, le dichiarazioni sulle province sono una ventata di aria fresca: "non si toccano finchè la Lega sta al Governo", dice Bossi (che vede il Carroccio presiedere 6 provincie ma nessuna grande città); "vanno tolte ma non si può fare in questa legislatura" dice Brunetta (alla faccia della maggioranza di cento deputati assegnata per legge, che vuole, il partito unico?). Ora li riconosco!
Non mi aspetto che il PD conduca una seria battaglia per l'abolizione: se ci tenesse, potrebbe essere un'interessante riforma bipartisan. Ma su quelle poltrone non siede solo la destra. Purtroppo, come spesso succede, si guarda al vantaggio assoluto e non a quello relativo: le nuove provincie sarde sono state appoggiate dal governo di destra del 2001-2006 con chiaro intento di gerrymandering, per qualche poltrona in più a noi vale la pena farne avere tante in più a loro? Poltrone e portafogli, portafogli e spese, spese e clientele, clientele e voti...
domenica 14 dicembre 2008
14.12.12 - Calma non piatta
Sembra che questa domenica non succeda nulla di particolarmente interessante.
Dall'Abruzzo giunge un format noto: un importante amministratore della cosa pubblica è accusato di corruzione, insieme ad altri; il suo partito lo scarica (coda di paglia o convinzione che sia colpevole?); i rivali politici si preparano a sostituirlo, alle elezioni, candidando gente coinvolta nei fatti ma incentrando la campagna stampa su di lui e sulle sue colpe, per danneggiare il suo ex-partito; lui ringrazia e si prepara ad unirsi a loro appena avran vinto.
E la gente? La gente non sa nulla e non vede nulla.
Vi faccio un favore se non mi dilungo, sinceramente.
Dall'Abruzzo giunge un format noto: un importante amministratore della cosa pubblica è accusato di corruzione, insieme ad altri; il suo partito lo scarica (coda di paglia o convinzione che sia colpevole?); i rivali politici si preparano a sostituirlo, alle elezioni, candidando gente coinvolta nei fatti ma incentrando la campagna stampa su di lui e sulle sue colpe, per danneggiare il suo ex-partito; lui ringrazia e si prepara ad unirsi a loro appena avran vinto.
E la gente? La gente non sa nulla e non vede nulla.
Vi faccio un favore se non mi dilungo, sinceramente.
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mercoledì 10 dicembre 2008
10.12.08 - Siamo come tu ci vuoi
Ha senso un sondaggio sulle intenzioni di voto alle Europee di questa primavera, fatto oggi? Sì, perché se pure i cittadini hanno scarsa percezione dell’operato del Parlamento Europeo e non sanno chi si candiderà e come, han sempre dato un significato molto ‘locale’ a quelle tornate elettorali. Quindi, il sondaggio ci dice qualcosa sul gradimento attuale delle varie forze politiche.
Il primo dato a colpire è che il PdL, partito virtuale che andrebbe a unire Forza Italia e Alleanza Nazionale dopo le liste comuni alle ultime elezioni politiche, ha guadagnato sostegno rispetto al risultato di quelle elezioni. Eppure quello era un voto sulle promesse, qui ci sono sei mesi di governo alle spalle! Ma la spiegazione è subito dopo: cala la Lega, che sulla scia della campagna di terrore berlusconiana (sui tg, prima delle elezioni, si parlava in primis di rom stupratori, zingari criminali e negri sospetti) e forte dell’aver messo sulla scheda un simbolo conosciuto aveva ottenuto il suo miglior risultato storico. Complice il nuovo corso televisivo basato sull’ottimismo, la Lega cede voti ai suoi alleati “moderati”. Fin qui, tutto spiegabile.
La seconda notizia però colpisce ancor di più: il PD, principale forza di opposizione e molto presente in video, perde voti rispetto alle politiche. Sorrido tra me e me: ovviamente, alle politiche il PD prese dei voti da sinistra, voti ‘utili’ per battere la destra ma non certo convinti. Mi preparo quindi a una Sinistra rinata, ma ecco la mazzata: tutti insieme i partiti che componevano l’Arcobaleno non raggiungono nemmeno il 6%. Rifondazione, da sola, era solita superarlo. Nemmeno con i simboli sulla scheda, nemmeno liberandosi del peso di 2 anni di governo impopolare con DS e Margherita, nemmeno sfruttando la ‘fame di sinistra’ che c’è nell’elettorato, riparte la sinistra cosiddetta radicale?
La terza notizia chiude il cerchio: Di Pietro guadagna voti, Casini li perde, la Destra non cresce. Tutto quello che il Cavaliere poteva desiderare si avvera: un PD debole con un ‘alleato’ difficile, rumoroso e che è il miglior testimonial del berlusconismo (“lo vedete, quanto mi odiano?”) in crescita. Il concorrente per il voto democristiano azzoppato e lentamente dissanguato, mentre i suoi capobastone locali passano armi e bagagli sotto la bandiera di Arcore. Contenuto il rischio di concorrenza “a destra”.
Poi uno dice che non c’è un problema d’informazione. Cui prodest?
Il primo dato a colpire è che il PdL, partito virtuale che andrebbe a unire Forza Italia e Alleanza Nazionale dopo le liste comuni alle ultime elezioni politiche, ha guadagnato sostegno rispetto al risultato di quelle elezioni. Eppure quello era un voto sulle promesse, qui ci sono sei mesi di governo alle spalle! Ma la spiegazione è subito dopo: cala la Lega, che sulla scia della campagna di terrore berlusconiana (sui tg, prima delle elezioni, si parlava in primis di rom stupratori, zingari criminali e negri sospetti) e forte dell’aver messo sulla scheda un simbolo conosciuto aveva ottenuto il suo miglior risultato storico. Complice il nuovo corso televisivo basato sull’ottimismo, la Lega cede voti ai suoi alleati “moderati”. Fin qui, tutto spiegabile.
La seconda notizia però colpisce ancor di più: il PD, principale forza di opposizione e molto presente in video, perde voti rispetto alle politiche. Sorrido tra me e me: ovviamente, alle politiche il PD prese dei voti da sinistra, voti ‘utili’ per battere la destra ma non certo convinti. Mi preparo quindi a una Sinistra rinata, ma ecco la mazzata: tutti insieme i partiti che componevano l’Arcobaleno non raggiungono nemmeno il 6%. Rifondazione, da sola, era solita superarlo. Nemmeno con i simboli sulla scheda, nemmeno liberandosi del peso di 2 anni di governo impopolare con DS e Margherita, nemmeno sfruttando la ‘fame di sinistra’ che c’è nell’elettorato, riparte la sinistra cosiddetta radicale?
La terza notizia chiude il cerchio: Di Pietro guadagna voti, Casini li perde, la Destra non cresce. Tutto quello che il Cavaliere poteva desiderare si avvera: un PD debole con un ‘alleato’ difficile, rumoroso e che è il miglior testimonial del berlusconismo (“lo vedete, quanto mi odiano?”) in crescita. Il concorrente per il voto democristiano azzoppato e lentamente dissanguato, mentre i suoi capobastone locali passano armi e bagagli sotto la bandiera di Arcore. Contenuto il rischio di concorrenza “a destra”.
Poi uno dice che non c’è un problema d’informazione. Cui prodest?
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